Lettere alla redazione

Cara redazione, cari colleghi,
questa lettera non avrei mai voluto scriverla. Fa male a me e far… male a tanti, ma non posso farne a meno. Visto che nessuno prende il coraggio di farlo, lo faccio io. Quello che sto per dire è condiviso da parecchi Soci, ma ovviamente qui parlo a titolo personale. Veniamo all'argomento. Da più parti, anche sull'ultimo numero, trovo elogi per gli articoli apparsi sul Bollettino. Non condivido questa opinione: critico non per ci• che manca, ma per quello di sbagliato o ripetitivo che preferirei non vedere. Apriamo gli occhi una buona volta e smettiamo di autocompiacerci! Analizziamo insieme l'ultimo numero, il 207. Si apre con un autoelogio della redazione a proposito di quanto è apparso sugli ultimi 50 numeri citando in cifre la mole di materiale pubblicato: purtroppo la quantità non è sinonimo di qualità. Meno male che viene dichiarato che 'c'è sempre modo di migliorare'... L'articolo sulla ferrovia Trento-Malè è il riassunto di quanto apparso su I Treni n 167 e porta anche la stessa firma. A mio modo di vedere la cosa è poco seria, soprattutto per coloro che leggono abitualmente entrambe le pubblicazioni e sono la maggioranza di noi. Lo stesso autore ci propone più avanti un reportage sul plastico Dall'Asta, lasciandosi andare all'espressione che 'il fermodellismo presenta il grande vantaggio di potere far circolare senza problemi una bella locomotiva, svizzera, francese, tedesca o italiana che sia'. Da anni leggiamo editoriali che ci raccomandano coerenza storica e geografica. MOROP, di cui fa parte la FIMF, cura le norme NEM che riguardano tra l'altro le coerenze di epoche per evitare stonature e poi scriviamo queste cose ... Andiamo avanti: lo Spazio Enne. Non vedo l'utilità di dare spazio a questa iniziativa, visto che la ASN ha già un suo periodico che viene inviato gratuitamente a quanti lo richiedono: mi si obietterà che le richieste dirette saranno più esigue, ma sicuramente provengono da persone seriamente motivate: oltretutto dice candidamente Antonio Rampini che vanterà una naturale prelazione per la loro pubblicazione: caro Rampini, ti d• il mio spazio che, anche se poco, io pago attraverso la mia quota associativa, e tu mi dai la roba di scarto? Allora tientela; se mi serve ti chiedo Scala N ... News, e se vuoi te lo pago il prezzo che stabilirai tu. Pagina 29. Rubrica Squadra Rialzo: perchè ripetere il solito pistolotto iniziale sul modello vero già presente sulle varie riviste in forma migliore, spesso accompagnato da chiari disegni e fotografie a colori. Limitiamoci a un critico giudizio del modello, in piena libertà di vedute, visto che da più parti è sorto il dubbio che le riviste specializzate tacciano certi difetti dei modelli in esame per timore di perdere la pubblicità dei fabbricanti interessati. In questa rubrica a pag. 30 il Sig. Gianluigi Zanferli nel recensire il modello Rivarossi del 245 esprime il parere che è inutile il portagancio NEM e avrebbe preferito il vecchio gancio in ottone stile Rivarossi. In proposito faccio presente al Sig. Zanferli che probabilmente gli è sfuggito che da oltre 25 anni Rivarossi sui modelli di locomotive di nuova produzione monta un gancio in plastica simile a quello in ottone, sul quale tra l'altro era possibile montare il presganciatore per eseguire realistiche manovre a spinta, impossibili col vecchio gancio metallico. Quello montato attualmente ne è la logica conseguenza, con in più la possibilità di una agevole sostituzione con altri tipi grazie all'innesto unificato, al quale siamo giunti dopo anni di sforzi, non solo delle ditte produttrici. E' scandaloso che la FIMF partecipe attraverso MOROP alla stesura delle norme NEM dica attraverso le pagine del sua pubblicazione ufficiale che il portagancio NEM è inutile! Anche se non è presente il meccanismo di allontanamento (una vera rarità sulle locomotive) il portagancio NEM consente a tutti di adottare senza difficoltà il gancio più adatto o anche di farne a meno quando non serve. A pag. 32 sotto la voce 'Informazioni modellistiche' (senza nessun sottotitolo che segnala l'argomento specifico trattato) si parla dei binari Pilz in serie 'standard' e 'Elite' in scala TT mentre si tratta di HO in codice 100 e 83, e di binari a doppio scartamento HO/HOm e HO/H0e. Anche se si tratta di un comunicato stampa arrivato direttamente da EUROTOYS chi lo ha impaginato avrebbe dovuto vedere l'errore o almeno farsi venire il dubbio ... Proprio perchè‚ il Bollettino è gestito da modellisti la cosa doveva saltare agli occhi, come è successo a me e chissà a quanti altri! Sono mesi che l'importatore fa la pubblicità della serie Elite in HO su Mondo Ferroviario. Non ho finito. Andiamo a pag. 34 e 35. Vorrei pregare di smetterla con le elucubrazioni sulla lingua italiana a proposito di tramvia e tranvia oppure sulla parola AUTOCOSTRUITO. BASTA! Parliamo di treni, ma parliamone in modo da essere capiti! Cerchiamo di comunicare, di informare! Finisce qui la mia analisi del n 207, ma ho ancora alcune cose da dire su certi argomenti spesso trattati più o meno recentemente. Non pubblichiamo lunghi e retorici necrologi quando bastano due righe, o resoconti di gite con l'elenco di quello che si è mangiato al ristorante! Quando ci si esprime su un argomento preoccupiamoci se quello che si ha da dire interessa o meno gli altri. E utilizziamo al meglio anche fotografie e disegni, in modo che siano perfettamente leggibili e contribuiscano all'informazione. Al momento di accingersi a scrivere per prima cosa occorre domandarsi se la cosa è di interesse collettivo. Una volta accertato questo fatto che mi sembra di primaria importanza bisogna utilizzare uno stile per rendere la cosa gradevole e stimolare l'attenzione evitando inutili divagazioni e utilizzando ogni mezzo per ottenere la massima comunicazione. L'autore sa cosa vuole dire, ma gli altri sono in grado di raccappezzarsi tra fotografie male inquadrate, illuminate peggio e brutti scarabocchi? Chi scrive sul Bollettino non deve farlo per se stesso, ma a beneficio degli altri e quindi ha il dovere di farsi capire. Non ricordo la planimetria di un plastico fatta decentemente. Se non sappiamo cosa dire (o come) stiamo zitti che è meglio: pensiamo un po' cosa possono dire di noi coloro che non conoscendo la FIMF si ritrovano in mano una copia del Bollettino dove trovano disquisizioni sulla lingua italiana, necrologi, foto scure, sfocate e storte, disegni illeggibili, gente che si vanta di essere poliglotta, resoconti di gite domenicali, con annesse opinioni sul degrado della propria città, giardini con rose a cespuglio e ad alberello. E che dire dei giovani, potenziali nuove leve del fermodellismo. Frastornati dalle mille attrazioni che i media gli mettono sotto gli occhi sicuramente non riceveranno dalla nostra pubblicazione gli stimoli che sarebbe logico aspettarsi. Ora poi che siamo su INTERNET saremo esposti davanti al mondo intero: ci vogliamo presentare così? Io credo che i fermodellisti italiani siano molto meglio di quanto fa vedere il loro Bollettino ufficiale. E non accampiamo la solita scusa che il Bollettino è fatto da gente non professionista, perchè proprio come amanti di questo mondo abbiamo il dovere di fare le cose con giudizio, oltre che col cuore, cosa che certo non fanno gli operatori del mestiere. La redazione a sua volta deve sapere criticamente accettare i prodotti di pubblica utilità indirizzando quanto occorre sui binari del buon senso con oculati interventi.


Angelo Parodi


Spett. redazione,
mi preme fornire un aggiornamento sullo stato della Nizza-Dignes les Bains. Nell'Agosto 1995 era già stata riaperta la maggior parte della linea, e quindi si poteva considerare scongiurato il pericolo di soppressione; inoltre anche l'ultimo tratto (La Vesubie-Entrevaux) dovrebbe essere stato riattivato nel Gennaio 1996. Faccio riferimento alla risposta, comparsa nel n. 86 di "Tuttotreno", a una mia lettera indirizzata alla rivista. Invito tutti a fare un giretto su questo trenino e ad aiutare ulteriormente la Compagnia delle Ferrovie della Provenza.


Bruno Berretta (C.F.B.)


Spettabile redazione,
"permettetemi una critica".
Sono il presidente, da molti anni, del Club La Rotaia, aderente alla FIMF, che si distingue per una notevole vivacità di idee e la continua ricerca nell'individuare un modo per far conoscere fuori dal ristretto gruppo degli appassionati il modellismo ferroviario. Ho cercato collegamenti e fusione di idee con altri gruppi, ma la chiusura è stata pressochè totale. Generalmente le posizioni sono arroccate su concetti conservatori ed elitari e le attività che svolgono sono rivolte quasi esclusivamente ai soci senza nessuna ricerca di coinvolgimenti esterni. Quasi con orgoglio e sicuramente con gelosia del piccolo orticello che si sono coltivati, ergono un filo spinato che vieta l'accesso a qualsiasi nuova idea. Chiedo scusa, ma in qualità di socio FIMF, leggendo il nostro Bollettino, ho la stessa sensazione. Si rivolge ai propri iscritti, prende iniziative per loro, e chi ci scrive adotta un linguaggio che esprime concetti a "numero chiuso". Il Bollettino FIMF potrebbe e dovrebbe invece avere ben più ampia diffusione, rivolgendosi a chi del treno e del modellismo sa poco e nulla ed invece ha molta potenzialità per esprimersi in esso e con esso i ragazzi, soprattutto di 15-18 anni, secondo un mio sondaggio. Secondo me, soprattutto questo è il compito di una organizzazione come la FIMF. Distribuire gratuitamente il bollettino alle scuole, avvisare le stesse di iniziative, convegni, manifestazioni, come noi per esempio abbiamo cominciato a fare, avvisarle dello svolgimento del nostro stesso congresso annuale, potrebbe già essere un inizio. Insistere con le aziende del settore per l'apertura di una nicchia di mercato costituita da modelli e materiale a basso impatto tecnologico e quindi economico. I prezzi ormai molto elevati scoraggiano molti fra quanti si avvicinano al treno. Essere insomma promotori e non soltanto consumatori e spettatori totalmente consenzienti! Un organismo come la FIMF dovrebbe fare questo, incoraggiare e promuovere il cambiamento. Spero che il mio atteggiamento, che può sembrare polemico, sia considerato per quello che realmente è, semplicemente una spinta verso un necessario e doveroso cambiamento.


Marcello Serafini
(Club La Rotaia)


Spettabile redazione,
"permettetemi una risposta".
In base al principio che i panni sporchi si lavano in casa, mi sento chiamato in causa, sia come appartenente ad "altri gruppi", sia come collaboratore del nostro Bollettino. Premesso che ho seguito dall'inizio Marcello nel Club La Rotaia, posso assicurare che lui, oltre ad essere un modellista molto bravo, è il tipo che porta a termine gli obiettivi che si prefigge. Il tentativo del 1994 di coordinamento e possibilità di fusione fra i gruppi di Roma non andò avanti perchè‚ nessuno, in fondo, voleva rinunciare alla propria identità. Quanto ai coinvolgimenti esterni, ogni gruppo si trova i più consoni. Per esempio, del GMFR avete potuto leggere le iniziative; certo, alla mostra di Casalpalocco anche il CLR ha esposto dei diorami. Quanto alla propaganda nelle scuole, serve un libretto "ad hoc" come quello del DLF di Verona. Comunque, propongo di tenere, durante la prossima manifestazione "Trenoroma" del CLR, un "forum" sulla diffusione del fermodellismo fra i giovani. D'accordo? Spingiamo allora verso il cambiamento, ma con umiltà, un po' tutti.


Dario Romani
(Gr. Mod. Ferr. Romano)


Spett. redazione,
probabilmente non sarà una fotografia di molta importanza, ma ho voluto spedirvela comunque.
All'apparenza su tratta di una comune D 445, ma ciò che mi ha colpito, nel momento in cui l'ho vista, è stato il suo "odore di nuovo". Infatti questo esemplare veniva consegnato in quel giorno dell'Agosto 1992 (allora ero in servizio di leva a Foggia) al deposito locomotive di Bari. Tutto luccicava, dalle ruote ai fari e ai vetri: sembrava un modellino appena acquistato in un negozio di modellismo.
Cordiali saluti.


Emiliano Bleve


Spett. redazione,
vorrei fare una raccomandazione a quei bravi soci, che hanno spezzato una lancia a favore dell'autoritarismo (vedi Bollettino FIMF n. 207). Non fraintendetemi: gli amici Donato Tamilio e Giovanni Storch sono per altro degni della massima nostra considerazione, ma - forse risentendo del pesante clima di autoritarismo che da millenni condiziona Roma (esagero?...) - non hanno percepito il male che fanno alla FIMF, rispolverando ogni tanto quell'obbligo di iscrizione a tutti i modellisti ferroviari iscritti solo ai gruppi locali. Faccio presente che per un certo periodo tutti i miei consoci "felsinei" sono stati iscritti anche alla FIMF (ma io li avevo convinti, finalmente!); poi, proprio a causa di raccomandazioni autoritarie, apparse più volte sul nostro Bollettino, si sono stancati ed hanno cambiato strada. Io sono rimasto, perchè‚ credo nel federalismo, ma non mi sogno ali imporre "o mangiare questa minestra o saltare dalla finestra" a nessuno. La libertà di scelta deve essere incondizionata se si vuole restare in un organismo seriamente democratico, altrimenti il neofita, che sta maturando 1'intenzione di iscriversi, quando legge certe esortazioni sul nostro Bollettino, si disgusta e cambia strada. Invece con opera di. convinzione e pazienza (che raccomando ai responsabili dei gruppi locali) arriveremo a raccogliere molte più adesioni. Da ultimo, mi resta da precisare che accostare la FIMF, organismo indubbiamente democratico, alla Federazione Italiana del calcio, organismo malato di autoritarismo, non mi è parsa idea felice. Ritengo lo sciopero recente dei calciatori di Serie A una dimostrazione lampante del clima che vi regna. Finalmente qualcuno si è svegliato e spero bene che anche nel calcio cambi la musica dell'enorme corruzione e dell'assurda violenza ammessa, e... cambino anche certi dirigenti. Questo ve lo dice un ex arbitro con 30 anni di servizio.


Sergio Gavagnin




No, questa volta proprio non riesco a mettermi d'accordo col simpatico amico Gavagnin; e, vista la rilevanza della materia, un chiarimento qui s'impone sull'uso del termine "autoritarismo". Diamo per scontato che nessun tipo di convivenza umana, dalla primordiale alla più evoluta, pu• sussistere senza regole: neppure la FIMF, che perciò si è data uno statuto. Il quale prevede - fra l'altro - che i soci dei Gruppi ad essa affiliati, in quanto ad essa affiliati, siano iscritti alla FIMF. E' autoritarismo questo? In quest'ottica tutto è autoritarismo: è autoritaria (e, quindi, antidemocratica?...) la Costituzione italiana quando prescrive ai cittadini il pagamento del le imposte; è autoritaria la "hostess" dell'aereo quando ordina ai passeggeri di allacciare la cintura di sicurezza; sono autoritari il codice penale che vieta il furto e l'omicidio, l'arbitro di calcio che fischia la punizione, il maestro che assegna il compito agli scolari, l'insegnante che esige dagli studenti una sufficiente conoscenza della materia (pena la bocciatura, ora praticamente abolita da certi illuminati ingegni... antiautoritari); che rotaie che impediscono al treno di andarsene per i fatti suoi; e via dicendo. Certo, ogni regola è suscettibile di discussione, può sembrare opportuna o inopportuna, può essere modificata o abrogata. Ma bollarla di "autoritarismo" in quanto regola, non mi pare appropriato. E quando una regola esiste, ciascuno è libero di accettarla o non accettarla, e di regolarsi come crede. Nel caso della FIMF, poichè la regola esiste, all'atto pratico bisognerebbe che ciascun responsabile dei Gruppi, personalmente convinto dell'opportunità di adesione alla FIMF (e, se no, perchè affiliarsi?), sottoponesse all'aspirante, alla luce del sole, la domanda di associazione, la quale si conclude in questo modo:" Dichiaro di conoscere lo statuto della FIMF, di averne compreso lo spirito e di accettarlo senza riserve". Dopo di che, ogni disquisizione diventa superflua. E' quanto avviene da decenni, ad esempio, per i soci del Gruppo TIRRENO, del CFB, del GRMF e di altri che non cito per ragioni di spazio. Non risulta che nessuno di essi si sia sentito conculcato nei suoi diritti: nessuno di essi si è mai lagnato. Per altro verso, tutti i soci della FIMF sono automaticamente soci di MOROP: è una menomazione della libertà personale, questa? Nessuno se ne è mai accorto. Se poi ragioni di opportunità sconsigliano, in un'associazione come la FIMF, di farne una questione di principio, ciò è un altro paio di maniche, che esula dall'argomento.
La lettera di Sergio Gavagnin prosegue con alcune considerazioni negative sull'uso del vocabolo "autocostruito" (che omettiamo per le ragioni ormai note), proponendo in cambio il semplice "costruito da", come facevano gli antichi. Mentre Fabio Cerato, trattando garbatamente lo stesso argomento, conclude in questo modo la sua lettera:

Cari amici, il mondo degli appassionati di ferrovie e di fermodellismo (termine coniato da Italo Briano) è molto variegato ed è diffuso in molte fasce sociali. Usate quindi indulgenza per chi scrive su argomenti che possono essere di grande interesse, anche se contengono qualche parola straniera o qualche inesattezza linguistica. E finisco suggerendo di mantenere l'uso di "autocostruito", dove però "auto" stia per "autore".

Fabio Cerato






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