Locomotiva Diesel-elettriche da treno D343 e D443 FS in kit di montaggio.

Le locomotive in questione hanno goduto nella realtà di una fama poco lusinghiera, a beneficio delle più moderne D 345 e D 445, che sono passate agli onori della cronaca fermodellistica grazie alla Roco ed alla Lima.

Non voglio soffermarmi, come mia consuetudine, sui dati tecnici dato che ciò  porterebbe via molto tempo e spazio. D’altronde esistono già pubblicazioni al riguardo, come l’ultima di ETR, da cui si possono trarre notizie e immagini utili sulla D 343. E’ sempre necessario confrontare la documentazione iconografica per ottenere una riproduzione più fedele possibile del prototipo.

Per il montaggio del modello non occorrono molti utensili, bastano quelli tradizionali (lime, carta vetro, colla cianoacrilica, tagliabalsa, ecc.) per sgrossare la carrozzeria, ma olio di gomito per rastremare un po’ di superficie dal lato interno. Preciso qui che le operazioni di assemblaggio per la locomotiva D 343 valgono anche per la D 443, visto che ho seguito lo stesso criterio costruttivo.

Il primo obiettivo è quello di adattare le facce interne della scocca ai lati perimetrali del telaio pianale, in modo che il telaio possa innestarsi agevolmente all’interno della stessa, previa sgrossatura dei residui di colata tutto intorno ai bordi inferiori. Nell’occasione si carteggerà anche il perimetro del telaio-pianale, se non dovesse bastare la prima operazione. Tale lavoro sarà utile anche a coloro che decidessero di calettare la scocca sul telaio già pronto della D345 ROCO (la D 443 sul telaio della D 445 LIMA). Si dovrà aver cura però di sostituire le fiancate carrelli con quelli del kit.

Una volta eseguito il lavoro precedente si passa ad incollare le due zeppe sul piano livellato, che serviranno da appoggio e da distanziatore tra telaio e tetto. Le zeppe vanno collocate preferibilmente all’altezza dei fori dei perni carrelli, ma ognuno potrà posizionarli o ridurli come vorrà (si potranno persino posizionarli a ridosso delle cabine di guide per simulare il posto di guida del macchinista).

Occorre praticare i fori dei perni carrelli preferibilmente con punte di 3 mm Ø, poi, compatibilmente con le viti di rotazione che si scelgono, sarà utile svasare un pò l’ingresso della vite dalla parte inferiore del carrello. Il foro sul telaio del pianale sarà di una misura più piccola, in modo che una vite autofilettante possa inserirsi perfettamente nel telaio e debba poter girare liberamente nel carrello. Se si scelgono viti con bullone di fermo si praticheranno fori delle misure necessarie.

A questo  punto occorre montare le ruote con gli assi e praticare con una punta da 2 mm Ø i vani di rotolamento degli assi sui carrelli.  Una volta posizionati gli assi sarà opportuno fermarli con il carter e con due viti alle estremità (a scelta del costruttore). Dopo questa operazione si procederà ad incollare le fiancate, curando di allineare i perni delle boccole con i canali di rotolamento degli assi (e quindi con gli assi stessi). I telai carrelli sono provvisti di tre punti di incollaggio e occorre eliminare un po’ di superficie superiore della fiancata, dato che va a cozzare con il pianale sotto cui ruota (questo non è necessario se si pensa di non far muovere il modello sul plastico). A questo punto vorrei aggiungere che nel caso si voglia far ruotare il carrello più agevolmente si dovrà assottigliarlo maggiormente sul retro. Più sottili saranno le fiancate prima dell’incollaggio, più spazio avranno nel sito di rotazione. Una volta montate le fiancate sullo “chassis” occorre incollare i cilindri sabbiere ai quattro estremi del carrello, con il piatto del distributore in basso. Può aiutare la foto di una locomotiva (specie se si guardano le foto dello speciale “I Treni” sulla D 343 di Di Iorio).

La stessa operazione vale per la D 443. I serbatoi sono sovradimensionati in lunghezza, per cui si procederà a tagliare la parte superiore poco più in alto della metà, per aiutare la rotazione del  carrello. Per ciò che riguarda i particolari del sottocassa preciso che la D 443 ha già tutto stampato e quindi basterà procedere con le operazioni descritte all’inizio. Per la 343 invece i particolari del sottocassa centrale sono stampati a parte e vanno incollati solo dopo le operazioni di alloggiamento nella scocca. Adesso si passa a collaudare l’assemblaggio del carro pianale con il complesso cassa.

Fatto questo si incolleranno gli altri particolari: scalette d’estremità e i supporti dei tiranti carrelli. Questi particolari vanno assottigliati dal retro in modo da assumere lo stesso spessore della carrozzeria e poi vanno incollati nella posizione tipica. Anche qui è meglio osservare le foto disponibili, per posizionare nel modo migliore gli aggiuntivi.

Per ciò che riguarda le scalette d’accesso d’estremità esse sono fornite in numero di quattro tutte uguali, ma osservando le foto del reale si nota come siano diverse sulla stessa fiancata. Basterà allora troncare da un lato il montante con il doppio scalino ed il rimanente a “U” si incollerà all’estremità opposta della fiancata-cassa. E’ ancora utile qui osservare le foto delle succitata monografia. Per i respingenti consiglierei di verniciarli prima di montarli e di verniciare subito anche il modello. La testata possiede in stampo anche i piani rivettati per ricevere i cilindri dei respingenti. Quindi sarà facile anche forare il centro se si decidesse di usare respingenti in lega d’ottone per trasformare il pezzo in un supermodello o per utilizzare i respingenti come punti d’incastro, come avviene nei modelli Lima e Roco. Tuttavia se si decide di usare i respingenti del kit sarà meglio eliminare con un taglierino i quadratini flangiati dei portarespingenti.

Per ultimo si passa a verniciare il modello. Sono necessari cinque colori diversi: il nero per il sottocassa ed i carrelli, il giallo Isabella, il verde magnolia, il rosso segnali e l’argento per tutti i filetti della carrozzeria. La verniciatura risulta ottima se eseguita a spruzzo, curando di praticare la tecnica della mascheratura, visto le difficoltà delle cromie incrociate presenti sul prototipo. Potrebbe essere necessario qualche piccolo ritocco con stucco sulle superfici piatte del tetto o della cassa. Qui si può intervenire con lo stucco in tubetto della Italeri, che ha dimostrato un’ottima presa, o con stucco per resina.

A conclusione dell’opera si passerà ad applicare i vetrini. Nel kit sono presenti solo i vetrini delle testate, data la complessità delle curvature, che non sarebbe possibile per tutti i modellisti riprodurre in laboratorio. Gli altri vetrini si ottengono per semplice ritaglio di PS (polistirene) da modellare secondo i vani finestra e incollare con del Clear Fix della Humbrol (ma si potrà usare altro prodotto simile, come suggerito in un numero di TTM p.es.). Questi possono essere aggiunti dal modellista. Per adattare i vetrini anteriori occorre staccare i pezzi in rilievo dalla stampata con un seghetto, se non sono già staccati, operando con delicatezza sui bordi.

Il lavoro di rifinitura dovrà avvenire con lima fine, togliendo bordo lungo tutto il perimetro finché il vetrino si incastrerà nel vano nel modo migliore.  Osservare le foto può dare la certezza della posizione. Adesso si può considerare compiuto il lavoro. Basterà aggiungere le targhe a corredo, secondo mia abitudine, fissandole con un velo di vernice trasparente. A mio parere il modello finito dovrebbe compensare il modellista delle poche ore di lavoro dedicato al montaggio e farà certamente bella mostra di sé tra i propri pezzi da collezione. Buon lavoro.