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La E 424.119 scala 0 in kit di resina. |
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Dopo aver montato una E 626, primo kit della mia serie in scala 0, l’approccio ad una 424 nella stessa scala è un gioco da ragazzi. Non voglio essere spaccone a tutti i costi, ma è giusto riconoscere il coefficiente di difficoltà costruttiva che era proprio della veterana delle nostre ferrovie, anche nella realtà, in confronto alle locomotive successive, nulla togliendo alle grandi E 326 e 428. Tra le piccole locomotive elettriche la E 424 rappresenta un grado evolutivo tecnico ed estetico superiore alle aspettative, che dà lustro agli ingegneri che la progettarono. Con gli stessi criteri che mi hanno spinto alla riproduzione della E 626 ho voluto preparare un modello che fosse il più semplice possibile nel montaggio e nella verniciatura. La cassa è costituita da un solo stampo, a cui vanno aggiunti tutti i particolari contenuti nel kit. Anche il pianale del telaio è in un solo stampo cosicché nel giro di qualche minuto si è già in possesso del pezzo più importante. Andiamo con ordine. Dopo aver disposto tutti i pezzi del kit su un piano per il controllo (servirsi dell’elenco allegato!) si procede alla scrostatura dei residui di resina dai vani finestre e dai contorni inferiori. Si passa così alla prima prova del pianale all’interno della cassa, per pianificare al meglio l’inserimento. Si noterà che sono stati ricavati dei montanti interni (in numero di 4) a cui andranno avvitate le viti senza fine (non contenute nel kit ma di facile reperibilità presso un normale ferramenta, come “viti a testa svasata piana mm 2,6 x 15 bronzate o in acciaio”). La fase successiva prevede la foratura del pianale in coincidenza dei montanti interni della carrozzeria con punta da 2 mm (occorre fare attenzione all’allineamento dei fori, ma anche se una o due delle viti dovessero fallire la presa nella resina del montante per errore della foratura, le altre due viti saranno sufficienti a tener fermo e solidale il telaio con la cassa. Fatto questo si guardi con attenzione tutti i rilievi sulla carrozzeria per controllare che non ci sia qualche irregolarità nelle modanature, cosa che potrebbe comportare il ricorso allo stucco. Nell’eventuale caso di imperfezioni (ma presumo che siano talmente lievi….!) si ricorra ad uno stucco casereccio e cioè a della normale vernice non diluita, anzi un po’ più densa del normale, che assicura un’ottima presa a fronte di un’attesa di 24 ore prima di carteggiare. Può essere necessario un ripetuto intervento, se il primo non bastasse, ma questo non è ancora mai successo.
Ottenuta la carrozzeria secondo le esigenze si passa a preparare i carrelli costituiti da pochi pezzi, come si vede. Prima di tutto inserire gli assi nelle ruote e tenerli a portata di mano per la prova di corsa. A questo punto occorre applicare con della colla Attack o similare le fiancate al telaio portante e ciò è facilitato dal profilo del telaio stesso; basta far coincidere le estremità della fiancata con le traverse estreme del telaio, che oltretutto ne seguono il profilo in rilievo. Il carrello è pronto, basta adagiare gli assi e provare a far scorrere il tutto, magari facendo attenzione alla livellatura sul piano di rotolamento. L’operazione va ripetuta per entrambi i carrelli. Sul pianale sono evidenti i fori d’invito per la vite che farà da perno, ma occorre perforare del tutto con una punta da 2,5 o persino 3 mm. Adesso occorre perforare anche il telaio carrello al centro della faccia superiore, quel tanto che basta per far penetrare la vite di rotazione, che scendendo dal pianale andrà a farsi strada nel telaio stesso. Per trovare il centro sul telaio carrello ci si può servire di un calibro a corsoio e di un righello (ovviamente le fiancate devono essere già state collocate in sede). Misurare l’apertura massima del calibro all’altezza della barra su cui poggia la sospensione secondaria (balestra grande al centro) da una parte e dall’altra. L’apertura che ne consegue dovrebbe misurare 6 cm +_. Con il righello si potrà poi stabilire il centro sul pianale collimando il mm 0 con il dente fisso del calibro ancora collocato sul carrello. Il punto mediano viene rilevato quindi con un’esattezza estrema. Si forerà allora con punta da 2 mm, in modo che la vite si faccia strada da sola ( le viti usate sono le stesse delle precedenti). Per tenere tutto unito occorrerà fissare il carter di chiusura per le ruote. Anche qui sarà necessario praticare dei fori come da invito sul carter stesso e sul telaio-faccia inferiore, quindi si avvita il tutto con viti a testa svasata mm 2,6 x 10 bronzate o in acciaio. Il modello è già pronto per la corsa di prova su un tratto di binario. Dopo questa fatica si può iniziare ad applicare gli aggiuntivi, partendo dagli aeratori dell’imperiale a forma trapezoidale. Per perfezionarne la forma si provvederà a far scorrere i pezzi su un foglio di carta vetro dal lato da incollare, in modo che raggiungano la forma migliore senza sbavature di resina (per i risvolti interni si può intervenire anche con un cutter, o taglierino, o con un cacciavitino da orologiaio a cui si è affilata la punta come con una sgorbia). Si passa poi a incollare gli isolatori dei pantografi. Basta carteggiarli dal lato piatto fino a ridurli ad un disco perfetto su cui poggeranno i pantografi (non forniti nel kit). A questo proposito devo denunciare un difetto di misurazione. Da un lato della locomotiva le tracce dei piani di incollaggio degli isolatori sono leggermente più distanti nella lunghezza tra loro rispetto a quelle dell’altra estremità della locomotiva. Nella lunghezza gli isolatori devono distare 4 mm tra loro, per cui su una cabina le misure sono giuste, sull’altra si vedrà una distanza eccessiva. Basterà eliminare con della carta vetro i due “piatti” base lato interno (cioè vicino agli aeratori) errati e incollare gli isolatori calcolando la giusta distanza dai piatti-base esterni. I funghi isolatori sono forse un po’ troppo alti sul piano ed allora si carteggi dal basso per ridurre l’altezza.
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