Costruire un’E 626-179 (3^  serie).

Una locomotiva in scala 0 e prodotta in resina poliuretanica.

 

La locomotiva elettrica in questione è stata già argomento di studi e di pubblicazioni importanti, tanto che non credo sia necessario riprendere una dissertazione al riguardo. Qui sarà utile dare soltanto dei cenni, i più possibili esaustivi, sul montaggio del modello secondo i criteri da me già da anni sperimentati e consolidati.

 

Il kit è costituito da circa 136 pezzi iniziali, ma nel kit sono ridotti a 120 o poco più per facilitare il montaggio al modellista. Mancano alcuni elementi che riguardano le tubazioni del sottocassa, dei conduttori d’aria compressa sul traversone e gli accoppiatori relativi, le condotte laterali ed il cavo dell’imperiale che mette in comunicazione i due pantografi e le cabine di guida, nonché i due pantografi stessi, che per ovvi motivi non posso riprodurre in serie senza costringermi ad un lavoro lungo e faticoso. In aiuto del modellista però giunge la ditta Safer  che da me contattata ha messo in cantiere una serie di pantografi di tipo 32 in fotoincisione, giusti per completare il modello. In alternativa, chi avesse a disposizione dei vecchi pantografi della Lima o RR in scala 0 potrebbe utilizzarli (con il compromesso del tipo 52 FS invece che del 32). L’ultima “chance” è quella di costruirseli in proprio.

Per cominciare sarebbe meglio disporre tutti i pezzi che riguardano i carrelli sul piano di lavoro, in modo da individuare le parti che li compongono. Ogni carrello è composto da 34 pezzi ca. Il primo intervento è quello si sgrossare le fiancate dai residui di colata e rifinire i contorni con lima e carta vetro, così come con il telaio porta-assi, avendo cura di provare gli stessi nel loro alloggiamento prima di montare le ruote. Il montaggio delle ruote può avvenire subito o in seguito, secondo le preferenze, ma io consiglierei di farlo all’inizio, in modo da aver subito a disposizione l’elemento essenziale per la valutazione dell’altezza sul piano delle rotaie. Dal momento che le ruote devono essere montate prima degli stessi carrelli, potrà succedere che, terminato il carrello, gli assi non entrino facilmente nelle loro sedi, a causa della lunghezza eccessiva dell’asse. Basterà rastremare da entrambe le estremità, quando già la ruota è inserita, limando il mozzo e intaccando anche parte della ruota stessa. Limando anche lo spessore della ruota, così, si potranno recuperare circa 1,5 mm per lato, ossia 3mm totali.

Ripulire adesso il traversone porta-respingenti da tutte le sbavature, avendo cura di non urtare con troppa forza le chiodature (questo in ogni modo da evitare su tutto il modello), altrimenti potrebbero essere asportate.

A questo punto varrà un suggerimento al modellista che procede alla pulitura ed al  montaggio. Tra i cacciavite di piccole dimensioni, tipo orologiaio, che si hanno a disposizione se ne dovranno scegliere alcuni da dedicare ad una modifica molto utile. Con una mola circolare o con pietra molatrice si limino le punte secondo la linea del taglio in modo che diventino affilatissime, come dei piccoli taglierini. Questi “scalpellini” serviranno ad incidere e ad asportare le varie bolle che talvolta emergono dalla superficie dei pezzi in fase di catalizzazione, che possono trovarsi in taluni interstizi da non poter essere asportati con un normale taglierino.Le varie dimensioni dei cacciavitini consentono di intervenire in tutti i punti, anche i più reconditi. Adesso si proceda a rastremare gli angoli interni del traversone-portarespingenti, dove andranno ad alloggiare le estremità frangiate anteriori delle fiancate carrelli. Aver cura di far combaciare perfettamente lo spigolo della fiancata con l’angolo interno del traversone. Le fiancate a loro volta verranno assottigliate dal retro (stendere un foglio di carta vetro su una superficie piana e far scorrere la fiancata dal lato liscio) in modo che le alette di giunzione con il traversone si allineino all’interno dell’angolo di sagoma del traversone stesso. Fatto ciò si passa ad incollare il traversone sul carro port-assi, avendo cura di porlo il più possibile orizzontalmente rispetto al piano di lavoro o agli assi con ruote, tenendo come punti di riferimento il lembo anteriore del carro e quello posteriore a “coda di rondine”. L’allineamento della fiancata avverrà dunque secondo tre punti: l’angolo del traversone, incollato al lembo anteriore del carro, il montante centrale del carro ed il lembo posteriore a “coda di rondine”. Per la colla posso affermare che quella ciano-acrilica è più che sufficiente alla bisogna. Una volta incollate le fiancate ne risulterà un carrello molto solido e funzionale, cui si dovranno incollare i vari particolari accessori di cui è composta la fiancata. Per i posizionamenti si veda una qualsiasi foto del prototipo, che sarebbe utile avere sempre a portata d’occhio.

Al traversone si devono praticare i fori utili all’applicazione dei respingenti, in forma del primo tipo, senza i raccordi ad alette sulla flangia, che saranno incollati dopo le prove di rito (foro da 3mm Ø ca.). Inoltre occorre praticare i fori per l’applicazione dei corrimani, sia quelli a lato del pancone, sia quelli sotto il pancone all’altezza dei respingenti. Accanto ai mancorrenti per la salita sul pancone, lateralmente, vanno poste anche le aste ricurve per le scalette, preventivamente assemblate con i predellini. Il filo d’ottone allo scopo può essere reperito in qualunque negozio di ferramenta con un diametro 6/8 mm. Tutti i particolari devono essere accuratamente limati, modellati (quando necessario) e provati prima dell’incollaggio.

Completato un carrello si passa all’altro, con le stesse modalità. A cura del modellista sono l’aggiunta degli accoppiatori e delle tubature sul pancone, oltre ai tiranti delle leve di serbatoi d’aria sulle fiancate. Alla fine si devono aggiungere gli scacciapietre e le scalette laterali come su descritto.

Alla base  della tiranteria dei freni anteriormente alle fincate, sotto il traversone e dietro agli scacciapietre si avrà cura di applicare un listello di circa 1 mm per lato, cioè delle stesse dimensioni dei tiranti, che colleghi di traverso le due estremità degli stessi (ricavabile da plasticard di 1 mm di spessore). Questo sarà il raccordo della tiranteria come nella realità. Gli scacciapietre sono degli spezzoni sagomati, come nella realtà, che vanno collocati sotto il pancone, in posizione sbilenca rispetto alla linea della fiancata e dei tiranti. All’estremità anteriore di ogni fiancata è stata creata una linguetta che spicca in avanti, dove si incollerà la base dello scacciapietre, cioè la parte con la “testa” più larga, in modo che la punta converga verso il basso e copra quasi alla vista la ruota. I particolari sono riconoscibili nel kit.

 

Il telaio di sostegno.

Dopo il montaggio dei carrelli si passa alla preparazione del telaio pianale e dei longheroni inferiori, che supportano i particolari stampati dei bilancieri e che sono, in sintesi, le fiancate del carro centrale. Si proceda a ripulire il pianale dalle poche scorie presenti sui bordi, avendo cura di non cancellare le poche chiodature presenti. Per questo motivo si raccomanda di carteggiare leggermente sotto il profilo superiore del bordo. Successivamente, quando si lavorerà alla cassa, si dovranno apportare anche delle leggere modifiche al pianale stesso, poiché raramente la cassa centrale può essere adattata immediatamente sul telaio. Quindi, oltre alla pulizia dai residui di colata si dovrà anche ampliare il limite di appoggio delle cabine con una lima a base e punta piatte, fino a ché la cassa si iscriva perfettamente entro questi limiti. Questi sono ben individuabili sulla parte superiore del pianale e ricalcano la sagoma della cassa. Dopodiché si passa al sottocassa.

I longheroni devono essere rastremati lungo il bordo superiore, in altre parole la parte che andrà incollata, perché raggiungano l’altezza giusta quando si monteranno sul telaio. Questo lavoro è necessario perché si garantisca il giusto allineamento della fiancate tra loro, affinché le due appendici rivettate dei carrelli non si blocchino nel vano corrispondente del telaio e diano problemi nel cinematismo complessivo. E’ opportuno allora fare delle prove d’incollaggio provvisorio, con gocce di colla e provare il funzionamento del carro in treno con i carrelli.

Al centro del telaio-pianale, inferiormente, è stata creata una piattaforma d’appoggio dove sarà alloggiato il carro porta-assi centrale e dove si avviteranno in un unico blocco i carrelli d’estremità, tramite viti senza fine, solidali con il pianale. Dopo aver assemblato le ruote ed il carro questo si avvita provvisoriamente dal fondo sulla piattaforma e si blocca il tutto.

Se le prove sono ritenute soddisfacenti si possono incollare definitivamente i longheroni e fissare le viti per il collaudo finale. Anche qui occorrerà aggiungere tutti i particolari, come le boccole, il piccolo serbatoio d’aria con relativa leva diritta, collegati con filo d’ottone verticale di 6/7 mm Ø. I serbatoi sono posizionati da entrambi i lati della locomotiva ed in modo speculare.

 

La cassa e gli avancorpi.

 

Giunti a questo punto tutta la struttura portante della locomotiva E 626 si può ritenere completa. Occorre adesso mettere insieme le sovrastrutture che comprendono la cassa centrale in un unico blocco ed i due avancorpi d’estremità. La cassa è senz’altro il pezzo più complesso e più costoso da riprodurre, per impiego di materiale e di attrezzature. Il lavoro di rifinitura è, per converso, meno impegnativo. Per prima cosa scrostare il superfluo e le eventuali bollicine di resina che talvolta si formano in corrispondenza di sottosquadra o di particolari molto minuti. E’ utile qui l’uso del cacciavitino citato prima. Per ciò che riguarda invece l’opera di adattamento della cassa sul pianale si potrà far uso di un trapanino da banco con una punta smeriglio per fresature. Sarà necessario probabilmente incidere un po’ del piano zigrinato, demarcato sul pianale, per asportare un po’ di superficie; questo perché la cassa deve iscriversi perfettamente nel perimetro circoscritto dai bordi laterali del pianale ed il limite dei piani degli avancorpi. Dopo di ciò si potranno ripulire i finestrini dei residui di resina e, quando lo si ritenga necessario, si potrà far uso del trapanino con punta medio-piccola per forare i vani ed aprirsi il varco. Si rifinirà poi con limette di varia grana. Quando la cassa sarà ben posizionata ed allineata con il pianale si passa a rifinire gli avancorpi, facendo attenzione a che si collochino con precisione sui piani zigrinati, in modo tale che i vertici anteriori siano in corrispondenza dei vertici del pianale, meno un millimetro o poco più, che rappresenterà il bordo sporgente sopra i fari, come nella realtà. Gli avancorpi dal canto loro, potranno apparire sovradimensionati rispetto al pianale, tanto che sporgeranno oltre il limite destinato. Non dovrebbe essere un problema allora rastremare la parte posteriore che va a contatto con la cassa centrale, fino a che l’avancorpo non sia della giusta dimensione, perfettamente in sagoma con il profilo su descritto. Adesso il modello ha preso definitivamente forma ed occorrerà soltanto aggiungere i particolari sul tetto, quali gli isolatori, i serbatoi, gli aeratori ed i cavi di collegamento, che in parte sono stampati, i parasole dritti per i due finestrini frontali e quello obliquo che sovrasta la porta d’ingresso. Per ciò che riguarda i parasole si abbia la solerzia di carteggiare la base d’incollaggio, perché diventi più sottile, e si asporti il quadrato centrale con dei semplici tagli. Questi aggiuntivi forniti nel kit si possono semplicemente incollare, previa pulizia delle parti, nella posizione visibile nelle immagini o rilevabile da eventuali foto. Per ciò che riguarda i serbatoi sul tetto si procederà incollando dapprima i due pezzi appaiati, poi si taglieranno tre listelli sottili di plasticare da 0,5 mm di spessore e di 1 mm di larghezza che serviranno a fasciare i due serbatoi insieme. Poi si incolleranno sul tetto. Le basi degli isolatori-pantografi sono ben visibili sul tetto, per facilitare la collocazione dei “funghi”. Per ottenere un miglior effetto sarà bene rastremarli alla base per abbassarli, viste le dimensioni abbondanti in altezza.

Un altro pezzo da riprodurre in proprio è la retina di protezione dalla linea aerea, che si trova lateralmente alla porta d’accesso e a ridosso dell’avancorpo sulle due testate.

Per l’esecuzione di tutti gli altri elementi che non sono in resina, il modellista è invitato a far da sé, poiché il grosso del lavoro è già finito e gli aggiuntivi ulteriori non possono essere riprodotti in resina, causa la fragilità che ne deriverebbe. Faccio notare altresì che la retina di protezione non era presente nei prototipi d’origine.

Credo di aver descritto tutto ciò che è necessario sapere ed auguro al modellista i migliori risultati dalla costruzione di un modello che è l’emblema delle nostre ferrovie.

Per la verniciatura si seguano i consigli degli esperti in materia; io posso dire soltanto che non è strettamente necessaria un vernice di fondo, dato che basta pulire tutto il modello con ovatta imbevuta di diluente alla nitro, con mano leggera, per poi passare alla verniciatura vera e propria. Tutt’al più, se si notano superfici poco lisce o con qualche difetto si potrà intervenire con carta abrasiva dopo la prima mano e poi completare con le mani definitive. Si consiglia una verniciatura a spruzzo.