"La Sardegna non risorgerà se non sarà aiutata la regione centrale; e le
ferrovie, meno qualche piccolo tronco, non saranno produttive se non quando
il vapore scorrerà nel suo cuore, eccitando le popolazioni a coltivare
e schiudendo ai suoi prodotti ampi e facili mercati".
Questo piccolo frammento di un ben più prolisso intervento fatto dal
deputato sardo Pirisi-Siotto nel 1877, durante un dibattito alla Camera dei Deputati
sull' annosa questione della costruzione della rete ferroviaria sarda, sintetizza
la necessità di collegare la città di Nuoro ed il suo vasto circondario
all' impalcatura ferroviaria, che in quel periodo si andava lentamente costituendo
in Sardegna.
A quei tempi, infatti, di questa rete esitevano già due tronchi, rispettivamente
nella zona a Nord (Porto Torres - Chilivani) ed a Sud (Cagliari - Oristano e Decimo -
Iglesias) a scartamento ordinario esercitati dalla Compagnia Reale Ferrovie Sarde;
mancava quindi il collegamento per il completamento della dorsale.
Come si può ben immaginare la realizzazione di questo tratto fu causa
di lunghe diatribe parlamentari poichè due erano i progetti per la
sua costruzione: il primo prevedeva una linea che congiungeva Oristano ad Ozieri
passando per Macomer, mentre il secondo univa le suddette località seguendo la
valle del fiume Tirso.
Mentre il primo progetto escludeva sia la vasta area del nuorese che l'altopiano del Goceano,
il secondo le attraversava entrambe con notevoli vantaggi per le citate zone che
per estensione comprendevano circa 1/3 della superficie della Sardegna e che
costituivano il cuore dell'isola; quella parte della regione in cui "l'isolamento",
l'arretratezza sociale ed economica erano più accentuati che altrove.
La situazione economica infatti, fondata sull'agricoltura e sulla pastorizia
era precaria e basata su sistemi antiquati; nonostante l'abolizione del sistema feudale
e dei terreni ademprivi consentisse la delimitazione dei terreni
coltivabili con conseguente aumento dei proprietari terrieri, i sistemi di
conduzione agraria rimanevano immutati, mentre il contrasto tra pastori e
contadini aumentava rendendo insicure le campagne.
Contemporaneamente gli oneri fiscali necessari per il riscatto dei feudi, la guerra delle tariffe doganali con quelle nazioni che importavano prodotti dell'entroterra sardo, determinarono una grave crisi economica incrementando l'emigrazione con conseguente spopolamento delle campagne e ritorno del banditismo.
Questa situazione veniva aggravata dalla difficoltà dei collegamenti con le altre zone della Sardegna, a causa dell'insufficienza o inesistenza di una rete stradale e la mancanza di opere d'arte di un certo rilievo (ponti etc.), complici anche le caratteristiche orografiche del territorio che presenta numerosi gruppi montuosi di difficile accesso separati da vasti altipiani e da valli profonde e tortuose.
L'unico mezzo di locomozione era rappresentato dal cavallo e dalla diligenza.
Risultano quindi comprensibili i sentimenti di riscatto sociale ed economico
che animavano i cuori degli abitanti e dei politici di queste zone, che premevano
sui rappresentanti del popolo sardo al Governo, affinchè questo approvasse
la costruzione della linea ferroviaria secondo il progetto che la collocava nella
valle del Tirso. Purtroppo la filosofia costruttiva del Governo e della Compagnia
Reale Ferrovie Sarde, era orientata all'economizzazione; si decise quindi di
risparmiare capitale implementando l'altro progetto passante per l'abitato di
Macomer. Tuttavia, come conseguenza delle accese proteste dei deputati Sardi
(Pirisi-Siotto), il Governo ed il Ministero competente presero in considerazione
le richieste di Nuoro e di tanti altri comuni di questo circondario, approvando la
seguente delibera: "(...) La Camera confida che, a compimento delle ferrovie Sarde,
di cui nel presente progetto di Legge, e quando le condizione finanziarie lo
permetteranno, il Governo provvederà affinchè sia costrutta la
diramazione che rannodi alla rete principale l'altopiano del Tirso nel Goceano
e la città di Nuoro".
Con questa speranza gli abitanti delle zone interessate placarono i loro animi,
anche se altri ostacoli si profilavano all'orizzonte. Infatti durante il Governo
Cairoli fu presentato un progetto di Legge, approvato e poi reso esecutivo con
la Legge nø 5002 del 29 luglio 1879, che prevedeva la costruzione
di ferrovie complementari da integrare alla rete nazionale.
L'intenzione del Governo era quella di ampliare il sistema ferroviario italiano creando
una rete capillare tale da rendere più agevoli ed efficienti i collegamenti sul territorio nazionale .
Sfortunatamente da questa legge era esclusa la Sardegna, che a quella data vedeva realizzati solo 228 Km
di linee a scartamento ordinario.
Immediate furono le reazioni nell'isola, ove i forti sentimenti campanilistici
uniti alla amara constatazione di essere stati, ancora una volta, discriminati nei confronti delle altre
regioni italiane, sfociarono in azioni di protesta piuttosto violente.
Così interveniva il deputato Salaris al Governo nel 1879:
"(...) Vi è anzitutto da chiedersi, le provincie italiane hanno tutte il
loro posto? Vi è fra esse quella fraterna uguaglianza che rende più
saldi i vincoli, e qual'è la provincia dimenticata od esclusa?
Non importa dirne il nome, essa si sa perchè quando è questione di
oblio e di esclusione non può essere che la sola Sardegna, solo essa,
sempre essa! Non vi ha un posticino, una modesta sedia per lei, e le si
concede appena di stare alla porta del gran salone delle speranze perchè
le contempli platonicamente, perchè assista al tripudio, in lontananza
ben inteso, delle convitate sorelle; e mascheri con un sorriso il dolore
che deve provare, e dissimuli nel silenzio l'umiliazione di un oblio
senza nome".
Download 170K - FCS 5 "Sulcis" - in linea '95 - foto L. Regoli
Grazie all'abilità di alcuni deputati sardi, in particolare del Salaris,
si riuscì ad ottenere, anche con l'appoggio autorevole del Presidente del
Consiglio Depretis, l'approvazione e l'inserimento nel testo della Legge N5002 del 1879,
di un articolo aggiuntivo,noto come N 33,che stabiliva finalmente la costruzione di una rete di
ferrovie secondarie, definendone anche le caratteristiche.
Questo articolo impegnava il Governo a presentare al Parlamento una Legge speciale riguardante l'inizio dei lavori per la rete secondaria entro un anno dall' apertura all'esercizio dell'intera rete a scartamento ordinario. Per la costruenda rete, come per altre reti secondarie dell'Italia continentale, si era deciso, per economizzare sulle spese di impianto e di gestione, di utilizzare lo scartamento ridotto che tecnicamente permetteva di evitare la costruzione di un gran numero di opere d'arte potendosi meglio adattare all'orografia del territorio che attraversava. Lo scartamento adottato fu perciò il metrico "italiano" a 950mm.
Dopo l'approvazione dell'articolo N 33, il Ministro dei Lavori Pubblici Baccarini
sollecitò la Compagnia Reale a compiere gli studi ed i progetti necessari per
la realizzazione delle linee complementari. Molti furono i progetti coinvolgenti comuni provincie
ed altri enti , presentati al Governo nel biennio 1881 - 1882 rimasti in sospeso.
L'incapacità del Governo nel prendere una decisione definitiva, scatenò
nuovamente le proteste delle popolazioni dell'isola, considerato anche che con
l'inaugurazione della linea Cagliari-Sassari avvenuta il primo luglio 1881,e quindi
con il completamento della rete a scartamento ordinario, si verificavano i presupposti per
l'attuazione dell'articolo N 33, evento previsto per il 1882 ma puntualmente disatteso
dal Governo italiano. Finalmente nel febbraio 1883 il ministro dei Lavori Pubblici
Baccarini comunicava "... di aver stabilito il programma di costruzione delle seguenti
reti secondarie sarde:
Pur soddisfacendo la maggior parte delle aspettative delle popolazione sarde
il programma risulatava ancora incompleto, poichè escludeva importanti territori
che successivamente furono integrati alla rete, prolungando la Cagliari Mandas Isili sino
a Sorgono, creando una diramazione Mandas-Tortolì ed il congiungimento della
Macomer-Nuoro con Ozieri e Chilivani.
Una volta notificato il programma si pose il problema della scelta della società
che seguisse i lavori. Inizialmente si pensò di concedere alla "Compagnia Reale delle
Ferrovie Sarde" la costruzione delle linee secondarie, ma la proposta incontrò il
dissenso generale poichè si temeva di concedere il monopolio delle ferrovie sarde
ad una società a capitale straniero che in numerose occasioni aveva dimostrato
maggiore attenzione ai propri interessi che alla razionalità e funzionalità
dei tracciati affidatigli. Intanto nel maggio 1883 al ministro Baccarini successe
l'onorevole Genala che si mostrò subito propenso ad una gestione privata
delle ferrovie; durante il suo mandato, molti furono i dibattiti sull'argomento
e molte le battaglie politiche, ma grazie alla sua ostinazione riusci a far
approvare dalla Camera e a far tradurre in legge il suo progetto che prevedeva
la costruzione dei tratti citati:
"Legge
che da facoltà al governo di far concessioni di strade ferrate
secondarie nell'isola di Sardegna."
Contemporaneamente il Ministro dei Lavori Pubblici aveva indetto una gara
per la concessione della costruzione delle linee secondarie alla quale parteciparono:
La Compagnia Reale, una società italiana formata dalla Banca di Torino ed infine una
società belga. Si temeva che "la Reale" potesse vincere la gara in virtù
dei suoi appoggi politici, ma alla fine, dopo varie vicissitudini la società
italiana che prenderà il nome di "Società italiana per le strade ferrate
secondarie della Sardegna" ottenne la concessione.
Nel biennio 1888 - 89 fu completata la direttrice orizzontale Bosa - Macomer - Nuoro,
la cui apertura poneva termine alla serie di proteste popolari comizi e petizioni
che avevano animato la società nuorese nella seconda metà dell'ottocento.
Bisogna tener conto che nell'economia di quei tempi il porto di Bosa era un discreto
crocevia di traffico delle merci e l'economia di queste zone depresse non
poteva che trarre beneficio dal nuovo mezzo di comunicazione. Il 6 febbraio 1889 fu
inaugurato l'ultimo tratto della nostra linea rispettando perfettamente i
tempi previsti. La denominazione della società esercente era "SFSS" (Società
Ferrovie Secondarie Sarde) che fu mutata in "FCS" (Ferrovie Complementari Sarde) nel 1921
e "FdS" (Ferrovie della Sardegna) nel 1989.
L'esercizio cominciato con 2 coppie di misti giornaliere, prevedeva 2 partenze
da Nuoro (treni pari) rispettivamente alle 7 del mattino ed alle 14. Dopo un viaggio di 4 ore e
40 minuti arrivava a Macomer con una sosta di circa un quarto d'ora per la
coincidenza della corsa da e per Chilivani. Con gli stessi orari partivano
i misti in senso ascendente (treni dispari) con incrocio alla stazione di Tirso
per le citate coincidenze.
Download 40K - FCS 5 "Sulcis" - Macomer '95 - foto L. Regoli
Il tempo sulla nostra linea passava senza far rilevare episodi degni
di menzione: nel 1933 le coppie di treni erano passate a tre ma i tempi di percorrenza
erano ancora gli stessi del 1890: infatti il materiale rotabile, dopo 40 anni, della linea era sempre
il medesimo dell'apertura. Si registrano così numerose proteste
per lo stato precario degli impianti e dei mezzi, e numerose richeste da parte
degli abitanti dei luoghi spingevano lo Stato a ritirare la concessione e ad
esercire in proprio le linee, sperando così di ottenre dei miglioramenti dei
servizi. In effetti le incertezze politiche del momento peggiorarono ulteriormente
le cose, con la concessionaria che pretendeva sempre più soldi dallo
stato ma che contemporaneamente poco faceva per migliorare i servizi.
Il 1937 fu caratterizzato dall'entrata in servizio delle 3 automotrici termiche
FIAT numerate Al40 11-13 che contribuirono a velocizzare le corse. Inutile dire
quanto eco fu dato dal regime a tale avvenimento che in realtà non risolveva
certo i problemi di sicurezza e di tracciato della linea. L'entrata in guerra dell'Italia
vide annullare i benefici introdotti con l'uso dei nuovi mezzi diesel (che rimasero
fermi per carenza di combustibile) e soprattutto registrò il danneggiamento
della maggior parte del materiale rotabile ed il logorio di quei mezzi che
riuscivano a viaggiare con manutenzione ridotta all'osso.
Download 60K - FCS 5 "Sulcis" - Tresnuraghes '95 - foto L. Regoli
Il dopoguerra vide la veloce ricostruzione dei tratti di linea danneggiati ma solo
con la legge 1221 del 1952 che prevedeva il riammodernamento delle linee si
mise mano al risanamento della Nuoro-Macomer, che invero beneficiò più delle altre
dei finanziamenti.
Nel maggio del 1958 l'introduzione delle nuove automotrici Stanga TIBB segnò
un netto miglioramento dei tempi di percorrenza che quasi si dimezzò (1h e 50 minuti) sino
a arrivare ad 1 ora e 26 minuti attuali (con le rettifiche in corso - vedi IrN di ottobre -
i tempi di percorrenza dovrebbero ridursi di ulteriori 20 minuti. Anche le coppie di treni
aumentarono migliorando l'offerta sino ad arrivare alle 13 del 1987 ed alle 9 attuali.
Dall' estate 1995 sulle linee FdS afferenti il nodo di Macomer sono stati messi
in orario treni a vapore per appassionati tutti i martesì e sabato.
carri FFSS su carrellini FdS-Macomer '95 - foto D. Grifi
La linea
Tabelle di percorrenza della linea
Materiale rotabile di trazione
Materiale rotabile rimorchiato
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